venerdì 10 dicembre 2010

Auriga: una costellazione e quattro miti - Parte II

Ecco, sono pronto a riprendere quanto interrotto.

Il mito di Fetonte
Elio con il suo carro - Fonte Flickr
Stando al II libro delle Metamorfosi di Ovido, Fetonte era figlio di Elio, il dio Sole che guidava il cocchio solare, e della ninfa Climene, ma fu cresciuto da Eos (l'Aurora), sorella del padre, e dallo sposo di questa, Cefalo. Le sue reali origini gli furono tenute nascoste, ma quando iniziò a dubitare su chi fosse realmente il padre e volendo mostrare ai suoi amici le sue origini divine, si recò al palazzo di Elio per avere proprio da lui la conferma della sua stirpe celeste.
Arrivato alla dimora di Elio, subito si diresse al suo cospetto, ma fermandosi a una certa distanza: più vicino non ne avrebbe sostenuto il fulgore. Avvolto in un manto purpureo, Elio sedeva su un trono tutto sfolgorante di smeraldi luminosi; «Perché sei venuto?» gli disse. «Cosa cerchi in questa rocca, Fetonte, rampollo che mai potrei rinnegare?». Il ragazzo rispose con referenza: «Dammi testimonianza, o padre, che mi rassicuri d'essere tuo figlio, e strappami questa incertezza dal cuore». Elio abbracciandolo gli disse: «Non c'è ragione per negare che tu sia mio figlio. E perché tu non abbia dubbi, chiedimi quello che vuoi: da me l'avrai; e alla mia promessa sia testimone quella palude misteriosa su cui giurano gli dei (Stige, ndr)». 
Non appena tacque, il giovane gli chiese il cocchio, col permesso di guidare per tutto un giorno i cavalli dai piedi alati. Si pentì il padre suo di aver giurato e cercò di dissuaderlo, ma Fetonte non volle sentire ragioni; allora il genitore, dopo avere indugiato quanto più possibile, condusse il giovane al cocchio, sublime dono di Vulcano.
Mentre Fetonte ammirava gli ornamenti del sublime carro, dall'oriente lucente l’Aurora puntuale spalancò i battenti purpurei: il cocchio doveva uscire. Elio spalmò sul volto di Fetonte un unguento per proteggerlo dal calore, poi gli pose sul capo la corona fiammeggiante. «Se almeno vuoi seguire i consigli di tuo padre» disse il dio «non usare la frusta, tieni ben strette le redini. I cavalli corrono già abbastanza senz'essere spronati. E non proseguire diritto attraverso le cinque zone del cielo, ma giunto al bivio, volta a sinistra – vedrai facilmente i solchi delle mie ruote. Inoltre, bada, affinché il cielo e la terra ricevano un egual calore, di non andare né troppo in alto né troppo in basso; infatti, se vai troppo in alto incendierai il cielo, e se se vai troppo in basso dai fuoco alla terra. La via più sicura è nel mezzo. Ma affrettati! Mentre ti parlo, la rugiadosa Notte ha raggiunto la sua meta ad occidente. E’ ora di partire. Guarda, già rosseggia l’alba. Figliolo, la Fortuna ti assista e ti sia miglior consigliera di quanto tu sei a te stesso. Ecco, prendi le redini.»
Caduta di Fetonte - Fonte Wikimedia





Subito dopo l'inizio del viaggio, i cavalli si accorsero del peso troppo leggero del cocchio, s'imbizzarrirono e presero a solcare sentieri diversi da quelli usuali correndo all'impazzata: prima salirono troppo in alto, bruciando un tratto del cielo che divenne la Via Lattea, quindi scesero troppo vicino alla terra, devastando la Libia che divenne un deserto.
Zeus affinché non commettesse ulteriori disastri, colpì Fetonte con una delle sue folgori, il quale con i capelli in fiamme precipitò dal carro come una stella cadente, atterrando nel fiume Eridano.






E con quello di Fetonte siamo al terzo mito. Il quarto narra della figura secondaria nella rappresentazione dell'Auriga, ovvero la capra Amaltea con i suoi due capretti.

Il mito di Amaltea
Zeus, un satiro ed Amaltea - Fonte
Zeus, padre e signore degli dei dell'Olimpo, era stato anch'egli un infante ed aveva un padre, Crono, davvero fuori dai canoni. Crono divorava i figli partoriti da sua moglie Rea poiché gli era stato predetto che sarebbe stato detronizzato da uno dei suoi figli; dopo aver dato alla luce e visti divorare dallo Poseidone, Ade, Estia, Demetra ed Era, Rea decise di salvare il suo prossimo nascituro, Zeus. Appena nato, Zeus fu portato a Creta dove venne allevato dalle ninfe Io e Adrastea e nutrito con il latte della capra Amaltea, la quale aveva appena partorito due capretti, mentre Rea rifilava a Crono una pietra avvolta in fasce.
Una volta cresciuto, Zeus uccise Amaltea e con la sua pelle fece un'armatura che lo rese invincibile nella Titanomachia (guerra contro i Titani). e, in segno di riconoscenza, immortalò la capretta ponendola nel firmamento nella costellazione dell'Auriga come la stella più luminosa di questa costellazione: Capella.


E con questo abbiamo terminato i miti dell'Auriga. Cieli sereni!

mercoledì 1 dicembre 2010

Auriga: una costellazione e quattro miti - Parte I

Le costellazioni del Toro e dell'Auriga



Dopo Orione e il Toro passiamo ai miti riguardanti l'Auriga.
Iniziamo con l'identificare l'Auriga (il Cocchiere) nel cielo invernale: è alquanto semplice in quanto a partire dalla stella che fa da punta al corno del Toro alla nostra destra (Alnath) abbiamo una figura circa pentagonale, che è proprio l'Auriga.




La costellazione dell'Auriga



Passiamo ora alla sua rappresentazione: abbiamo un uomo seduto che tiene in braccio una capra e due capretti e nella mano destra stringe delle briglie o una frusta.
Da quanto detto istintivamente l'associeremmo ad un pastore e di fatti così è, tanto è vero che i sumeri chiamavano questa costellazione ZUBI ovvero "il Pastorale". Per quanto concerne l'identificazione nella mitologia greca, si fronteggiano tre interpretazioni: Erittonio, Mirtilio e Fetonte.





Il mito di Erittonio
Gea consegna Erittonio ad Atena - Fonte Wikimedia
L'identificazione mitologica più accreditata è quella di Erittonio, figlio di Efesto e Gea.
Un giorno Atena si recò da Efesto per farsi costruire delle armi; Efesto, il quale aveva smascherato da poco la tresca tra sua moglie Afrodite e Ares, s'invaghì di Atena e cercò di possederla. La Pallade (Atena), la quale in alcun modo voleva rinunciare alla sua verginità, si oppose strenuamente tanto che il seme di Efesto venne versato sulla sua gamba; la dea, disgustata, asciugò lo sperma di Efesto con un batuffolo di lana gettandolo poi a terra, fecondando in tal modo Gea (la Madre Terra). Da quest'unione nacque Erittonio il quale aveva una coda di serpente al posto delle gambe (l'aspetto serpentiforme/anguiforme era prerogativa degli esseri nati dalla Madre Terra, ndr). Gea non volle prendersi cura del bambino, pertanto Atena, mossa a compassione dall'aspetto del neonato, lo prese sotto la sua protezione. Lo nascose in una cesta e lo affidò alle figlie di Cecrope (Aglauro, Pandroso e Erse) alle quali intimò di non aprire mai la cesta. Quest'ultime, spinte dalla curiosità, aprirono ugualmente la cesta, disobbedendo alla dea la quale, adirata, le spinse ad uccidersi gettandosi dalla rocca di Atene (un'altra versione del mito narra che, all'apertura della cesta e alla conseguente visione della deformità anguiforme di Erittonio, le sorelle si spaventarono e precipitarono dalle mura). Erittonio crebbe, allevato dalla dea Atena nel suo santuario ed, ereditando il trono da Cecrope, divenne il quarto re di Atene. Per nascondere il suo aspetto serpentiforme, inventò una particolare quadriga (un cocchio trainato da quattro cavalli) ed introdusse ad Atene i Giochi Panatenaici ai quali partecipò vincendo con la sua invenzione.
Per tutte questi motivi, fu immortalato in cielo, ma senza arti serpentiformi.


Il mito di Mirtilo
Pelope e Ippodamia - Fonte Flickr
Figlio del dio Ermes e dell'amazzone Mirte, Mirtilo era il cocchiere del re pisano Enomao ed il più esperto tra i cocchieri. Enomao, dato che un oracolo aveva predetto la sua morte per mano del futuro genero, ideò uno stratagemma affinché la figlia Ippodamia non trovasse marito: ciascun pretendente avrebbe ospitato Ippodamia sulla sua biga, dopodiché avrebbe dovuto batterlo in una corsa di bighe, pena la morte. Battere il re era un'impresa impossibile dato che: in primis la presenza di Ippodamia rallentava l'andatura; in secundis Enomao disponeva di due cavalle velocissime, Psilla e Arpinna, donategli dal padre Ares; in terzis disponeva del migliore auriga in circolazione! Quando Pelope arrivò a Pisa con un carro leggerissimo trainato da due cavalli alati regalatigli da Poseidone, tredici pretendenti erano già caduti e le loro teste erano state impalate all'entrata del castello. Fu un colpo di fulmine quando lo sguardo dei due giovani s'incrociarono. Pelope, mosso dalla passione che nutriva per Ippodamia e scosso dal raccapricciante spettacolo al quale aveva dovuto assistere entrando a palazzo, escogitò a sua volta uno stratagemma; convinse Mirtilo, il quale era anch'esso segretamente innamorato di Ippodamia, a sabotare il carro di Enomao sostituendo i perni delle ruote con dei perni di cera. Mirtilo accettò e pertanto, durante la corsa, il carro si sfasciò ed Enomao morì. I tre giovani scapparono dalla popolazione che voleva vendicare il proprio re e, mentre Pelope si allontanò in cerca di una fonte, Mirtilo tentò di fuggire con Ippodamia (secondo un'altra versione tentò di usarle violenza), ma al suo ritorno Pelope, di fronte alle ripetute proteste della giovane, spinse Mirtilo giù da una scogliera. L'auriga cadendo maledì il suo omicida e tutta la sua stirpe e, dopo la sua morte, il padre Hermes lo consegnò al cielo notturno come costellazione dell'Auriga.

Alla prossima puntata e Cieli Sereni!

lunedì 29 novembre 2010

Il Cielo del Mese - Dicembre 2010

Volevo porre alla vostra attenzione un servizio gratuito dell’Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica), ovvero AstroChannel: è un palinsesto TV ideato per essere mandato in loop (ciclo) nelle varie sedi Inaf e liberamente fruibile sul web. Il progetto comprende anche Urania, già citato in un mio precedente intervento. I contributi inoltre possono essere visionati singolarmente mediante l'indice sulla parte destra della schermata, molto utile in quanto ci permette di non aspettare tutto il loop del palinsesto per tornare a guardare un contributo di nostro interesse.
Dato l'inizio del mese di Dicembre imminente, mi è sembrato opportuno pubblicare il contributo dell'Osservatorio Comunale "G.D. Cassini" di Perinaldo (IM) il quale si occupa degli eventi astronomici del prossimo mese.
Detto questo, non mi resta che augurarvi una buona visione (aspettando i Cieli Sereni e bui)!



sabato 27 novembre 2010

Playlist - α Night Lights

Per coloro i quali, come il sottoscritto, non disprezzano un accompagnamento musicale alle loro sere/notti sotto le stelle, propongo questa playlist da mettere sul proprio lettore mp3:

Bliss - Overture
Korean Symphony Orchestra - Libertango
Deepak Chopra ft. Demi Moore - Desire
Oliver Shanti - Sacral Nirvana
Enya - Carribbean Blue
Ryan Farish - Cry no more
Urpi Perù - Pan pipes
Hans Zimmer - Chevaliers de Sangreal
Nicos - Secret Love
Lino Cannavacciuolo - Segesta
John Kaizan Neptune - Golden Lotus
Tulku - Anni Rose
Frederic Chopin - Nocturne 20 in C# minor (arranged for orchestra)


Buon Ascolto! (ormai i Cieli sereni si sono dati alla macchia!)